Meditazione nelle 4 settimane di Avvento: 4 candele, 4 angeli, 4 tentazioni, 4 virtù.

Prepariamoci alla meditazione nelle 4 settimane dell’AVVENTO: 4 candele, 4 angeli, 4 tentazioni, 4 virtù.

In queste 4 settimane dell’avvento si presentano all’anima dell’uomo quattro specie di tentazioni, ognuna per ogni settimana.

Fronteggiare queste 4 “prove” è possibile evocando la presenza di un rappresentante del mondo spirituale (Angelo) tramite l’accensione quotidiana al mattino, di una candela, cercando di intonare l’anima con una determinata qualità animica:

Prima settimana: Candela (Angelo) Blu GIUSTIZIA

Seconda settimana: Candela (Angelo) Rossa ATTENZIONE O TEMPERANZA

Terza di settimana: Candela (Angelo) Bianca CORAGGIO

Quarta di settimana: Candela (Angelo) Viola SAGGEZZA

Le candele devono essere accese al mattino e spente la notte.

Nella prima settimana d’avvento le entità ostacolanti e tentatrici Lucifero e Arimane si avvicinano soprattutto al corpo fisico dell’uomo.

Essi lo portano a sentire l’elemento minerale: l’uomo sente di essere mortale, avverte il trionfo della morte entro il suo corpo.

Questo lo getterebbe nell’abisso di una sconfinata DISPERAZIONE, una vera morte dell’anima.

Per opporsi a questa prima tentazione, l’anima umana deve sviluppare in alto grado la Virtù della GIUSTIZIA UNIVERSALE: deve avvertire la presenza delle 12 forze cosmiche dello zodiaco che regnano ovunque nella natura e nell’uomo, quali grandi protettrici della Giustizia Onnipresente che si esprime come legge di compensazione del Karma universale.

Seconda settimana.

L’EGOISMO non ancora superato, l’amore di sé che si annida nelle profondità nascoste del nostro carattere, assomiglia ad una massa di piante velenose che si espande impetuosamente.

Le forze avversarie si accostano e tentano di trasformare la nostra lingua in un pungiglione velenoso. A questa pressione delle forze avverse sul nostro corpo eterico possiamo opporci solo sviluppando coscientemente e con tutte le nostre forze le Virtù della MISURA e dell’AVVEDUTEZZA e ATTENZIONE.

Sono i sette pianeti del nostro sistema solare si sostengono in armonia e misura.

Infatti solo nel perfetto equilibrio fra Avvedutezza e Misura la parola umana può progressivamente avvicinarsi al suo grande archetipo universale.

Nella terza settimana d’Avvento le potenze luciferico-arimaniche si accostano alla terza parte costitutiva dell’entità umana: il corpo astrale. Esse cercano di risvegliare in esso ogni sorta di passione, di paura e di angoscia.

L’uomo avverte che le tre forze animiche del pensare, sentire e volere possono trasformarsi in bestie selvagge pronte a gettarsi su di lui e dilaniarlo: l’aquila rapace, il leone ruggente e il toro furioso.

Questo ha oggi come conseguenza una aumentata “tendenza alla Menzogna” e dell’intolleranza. Poiché in fondo ogni menzogna sorge da una paura inconscia.

Per far fronte a questa minaccia, bisogna sviluppare la Virtù del CORAGGIO, del Valore, ovvero in senso lato, della PRESENZA DI SPIRITO, vale a dire la capacità di non smarrirsi in nessuna situazione: l’equilibrio di Pensare, Sentire e Volere.

In questo periodo dell’anno l’uomo si avvicina interiormente alla soglia del mondo spirituale e, incontra il piccolo guardiano della soglia.

Lucifero cerca di dissolvere l’autoconoscenza dell’uomo in un misticismo nebbioso, in sogni e fantasie, mentre Arimane la vuole incatenare in pensieri e rappresentazioni aridi e duri, materialiste

Si può anche dire che in questo tempo dell’anno in cui si apre per ogni uomo la possibilità di accedere ai mondi superiori, Arimane fa di tutto per nascondere questa possibilità, mentre Lucifero vorrebbe lasciare entrare l’uomo nel mondo spirituale ma senza incontrare il guardiano della soglia.

Questa duplice tentazione può anche manifestarsi come uno stato interiore del tutto particolare, simile a una perdita di memoria.

A questo punto sono richiesti il coraggio animico e la forza di ricordare oggettivamente non solo gli avvenimenti e le esperienze dell’anno passato, ma tutta la vita trascorsa. Per fare questo è necessaria la quarta delle Virtù platoniche, vale a dire la SAGGEZZA.La solitudine nei giorni prima di Natale

Nei giorni immediatamente precedenti il Natale come non mai siamo abbandonati a noi stessi.

Per un breve lasso di tempo dobbiamo assumerci in prima persona il compito del nostro sviluppo interiore, poiché la saggezza cosmica prende da noi le distanze.

Il nostro Io, conquistandosi le forza di Saggezza, riesce ad elevarsi dall’Io inferiore all’Io superiore, immortale. E con le forze interiori così acquisite l’uomo è in grado di proseguire il suo cammino.

R.S.

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Buddhismo-Il Karma

Il simbolo del karma secondo la dottrina buddhista

“Qualsiasi gioia presente in questo mondo, sorge senza eccezioni, dal desiderio che gli altri siano felici. E qualsiasi sofferenza si manifesti proviene dal volere solo la propria egoistica soddisfazione.”

Shantideva

Piacere e dolore sorgono da una o più cause, dalla loro natura segue la natura delle conseguenze, come la loro estensione e intensità: per costruire dolore o piacere bisogna abbandonare fattori causali personali e collettivi.

La natura della felicità ha due aspetti: temporaneo e definitivo. Il primo fattore è quello del mondo presente come il possesso di oggetti e ruoli. Ne siamo immersi, ma i loro effetti positivi nel possederli svaniscono presto, quindi, la presenza di fattori esteriori non assicura felicità ma condiziona le scelte per possedere situazioni o cose che svaniscono nel loro effetto piacevole. Se facciamo di questi l’unico fattore per la felicità, siamo destinati a fallire e consumiamo le buone cause costruite nelle precedenti incarnazioni, per nulla. Il secondo fattore lo si ottiene liberandoci dall’ignoranza della legge del Karma.

Il primo fattore positivo verso la felicità costruita nel tempo delle incarnazioni è la condizione interiore: le condizioni causali interiori, cause creatrici karmiche del presente e del futuro, ossia, asciugare la smania dei desideri, ridurne il numero in base alle nostre autentiche necessità, essere contenti de nostro posto nel mondo, da cui agire sul mondo, di ciò che abbiamo, essere semplici nelle abitudini, umili nella sincerità. In questo modo, anche le condizioni esteriori, maturano fattori di cause positive, seppur non abbiamo virtù accumulate nelle vite trascorse, nonostante siamo dentro karma negativo.

Quindi tutto è nella mente e, la mente, sovraffollata da ira, collera, invidia dovrebbe invece essere vuota, specchio pulito al sacro. Il punto che permette la sua trasformazione è liberarsi dal credere nella illusione che ciò che accade e percepiamo è realmente esistente: questo genera attaccamento, motiva il karma che lascia impronte, cause che ci trattengono nel Samsara facendoci sperimentare tutti e tre i generi di sofferenza, quindi, attaccamento, desiderio, odio.

Puliremo la nostra mente con la pratica delle perfezioni, le azioni del bodhisattva: le prime tre che sono generosità, etica, pazienza, da cui sorge l’accumulo delle virtù, le ultime due che sono meditazione e saggezza da cui si accumula sublime sapienza. La quarta, la perseveranza, che conduce a entrambe le accumulazioni.

Per la legge di causa-effetto il karma è incrementante e non esiste effetto che non sia conseguenza delle azioni del passato di altre incarnazioni, non si può evitare, ed ha quattro caratteristiche peculiari: è espandibile, aumenta in bontà, o cattiveria, è definito, cioè, la bontà produce gioia, la cattiveria sempre sofferenza, è susseguente, non si sperimenta gioia o dolore se non vi è stata causa karmica corrispondente, è esatto, i semi karmici nella mente, al momento di una azione, non perdono mai il loro potenziale, restano latenti sino a quando non si manifestano le condizioni che attivano la loro presenza.

Il karma, quindi, è creare e cambiare.

Il karma crea ogni cosa, come un artista

Il karma compone, come un musicista

Buddha

C.M.N.

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Buddhismo: “Le quattro nobili Verità” (2)

Dopo aver conseguito la completa illuminazione, il Buddha rimase in silenzio per quarantanove giorni. Il primo insegnamento pubblico lo impartì ai cinque asceti, suoi compagni, nel periodo in cui viveva da mendicante. I cinque si sentirono traditi dal suo allontanamento e abbandono delle dure pratiche della vita ascetica. Una volta incontrato, però, si sentirono attratti da lui e, a Sarnath, dette loro il primo insegnamento pubblico: quello venne definito il Primo Giro della Ruota del Dharma, il giorno in cui insegnò gli elementi delle Quattro Nobili Verità.

“La vera sofferenza, la vera causa della sofferenza, la cessazione della sofferenza, il vero sentiero della cessazione della sofferenza.”

Queste sono due gruppi di cause e di effetti.

La sofferenza è come una malattia con condizioni interiori ed esteriori che conducono alla malattia e ne sono le fonti. Per conoscere la giusta medicina è necessario conoscere le cause e l’origine della malattia. Compreso che si può guarire, questo attiverà le cause per farla cessare, e si intraprende il percorso che conduce alla guarigione, alla libertà dalle cause della sofferenza.

Come identificare la sofferenza.

La sofferenza della sofferenza è della malattia, delle condizioni pratiche e materiali di vita in disequilibrio. Bisogna allontanarsi da ciò che ci ammala e isola.

La sofferenza del cambiamento, per cui, tutto ciò che oggi ci rende felici, ci renderà infelici in breve tempo; ogni effetto positivo dell’acquisto di un’auto o di una nuova relazione, si esaurirà e si spengerà, trasformandosi, perché tutto nasce da una natura illusoria, di sofferenza. e alla sofferenza porta.

La sofferenza composta onnipervadente, ossia le cause karmiche, e si risolve solo uscendo dal continuum delle rinascite. Le cause karmiche poggiano su emozioni afflittive o difetti mentali: ignoranza, desiderio, odio. Nessuno di essi è integrale alla mente, altrimenti saremmo sempre dentro, ad es. all’odio, e non è così, quindi, si possono eliminare.

Per prima cosa occorre l’analisi della mente per come essa è: sentiero della visione.

Per familiarizzare con queste percezioni occorre: il sentiero della meditazione.

Questo porta alla stabilizzazione meditativa nella unione di calma mentale, intuitiva visione interiore.

Questo porta alla stabilità mentale dimorante, alla saggezza.

C.M.N.

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Buddhismo-La condotta superiore

Per prendere rifugio nei Tre gioielli è necessario essere occorre purificare i nostri veicoli con una condotta morale superiore.

Purificare il Corpo non privando della vita alcun essere vivente, sia direttamente che indirettamente, non sottraendo beni altrui, evitando di indulgere in forme negative nell’uso della energia sessuale, ossia vivendo o spingendo al tradimento.

Purificare la Parola non mentendo ne portando in errore altri con consigli erronei, non calunniare, creare divisioni o inimicizie, non insultare o usare linguaggio duro e ingiurioso, non indulgere in parole futili motivate da passione, brama, attaccamento.

Purificare la Mente dalla bramosia, dal desiderio di possesso, dal danneggiare gli altri, e dal negare la legge di causa effetto, le rinascite, i Tre Oggetti di Rifugio.

C.M.N.

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Buddismo-La prima perfezione: “La generosità”

La perfezione, nel buddhismo, è la ricerca dell’eccellenza che è adoperarsi per il beneficio altrui e per questo si intraprende il cammino delle sei pratiche Paramita, ossia, atteggiamenti di vasta portata: generosità, etica, sforzo gioioso, pazienza, perseveranza, concentrazione, saggezza. Cinque servono come addestramento e ci consentono di evitare e risolvere problemi, ci aiutano ad eliminare emozioni e stati mentali disturbanti, ci danno il potere di offrire il più grande aiuto agli altri, che sono quindi un metodo in cui siamo presi per mano dalla sesta verità: la saggezza.

La generosità è la “mente del dono”, la mente che desidera produrre azioni che generano beneficio, l’attitudine a sconfiggere l’avarizia che crede che avere cose, renderà felici. La generosità non si chiede se avremo benefici, non gli interessano i frutti dell’azione per se stessa, mentre l’avarizia ha solo quell’obbiettivo e questo condiziona la concezione del sé, in un senso e in un altro.

La generosità dona buoni effetti, libera dalla paura, ti fa incontrare il Dharma nelle incarnazioni, le istruzioni del Buddha.

La generosità ha una mente che desidera rendere felici gli altri, ma deve accertare che veramente la felicità che si offre sia autentica, come la persona a cui si dona.

La generosità è togliere la paura che segue al fatto di arrabbiarsi, cosa che spaventa le persone, perché la generosità adotta parole gentili e pazienti, anche se non accetta attacchi gratuiti, ma sempre reagire alle azioni scorrette in modo non violento. La generosità libera tutti gli esseri senzienti dalla paura, che siano uomini o animali.

La generosità è donare le istruzioni del Buddha, il Dharma, per istruire la propria mente, addestrarla per avere il dono dell’illuminazione che meglio può approfondire la compassione, il condividere in noi una analisi personale e l’interesse dell’interiorità altrui, e questo è l’amore che ritorna alla generosità e fa il miracolo: rompe il giudizio.

…continua

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Buddhismo: “La legge delle Dodici Cause”

“O monaci, io non insegno che il karman.”

(Buddha)

La dottrina dell’atto, del karman, è la chiave di volta, la spiegazione dell’esistere e del mondo; gesto di volontà, moto del pensiero che si attiva con mente, voce, corpo corrispondenti all’attività astrale, eterica e fisica, atti karmici non periscono anche dopo periodi cosmici trascorsi.

Le scritture buddhiste riconoscono cinque possibilità di esistenza: il destino di dannato confinato negl’inferi, il destino di animale, il destino di preta, spirito disincarnato in attesa di un corpo, il destino di uomo, il destino di deva, dio. Solo gli esseri umani possono raggiungere l’Illuminazione, in quanto gli unici incarnati sulla terra: “Difficile da ottenere la rinascita umana”.

Esistono vari inferni che sono una sorta di purgatori, a seconda delle tradizioni almeno dieci, di cui il più duro è l’avici, dove il peccatore è insidiato da vortici di fuoco, vento e rapaci infernali: la collera riporta nei purgatori, l’avarizia la rinascita fra i preta, l’ottusità riporta nel mondo animale.

La dottrina del karma e la legge della reincarnazione risultano incomplete senza la grande scoperta del Buddha sulla legge delle Dodici cause, secondo cui il ciclo nascita-morte-rinascita obbedisce a questa successione di cause:

1) ignoranza, avidya.

2) predisposizioni psichiche innate che derivano dal karma precedente, formando il subconscio: il samskara.

3) coscienza, vijnana.

4) natura egoica, nome e forma, nama-rupa.

5) i sei sensi, shadayatana: i cinque sensi comuni, più manas, mente.

6) contatto, sparsia, con i rispettivi oggetti.

7) sensazioni, vedana, contenuto emotivo delle percezioni.

8) sete, trshna: brama di piacere, brama di vita, di annientamento, nell’erronea concezione che si viva una volta sola.

9) attaccamento, upadana, al vivere terreno.

10) esistenza, compresi concepimento e gestazione, bhava.

11) nascita, jati.

12) morte, comprese vecchiaia e malattia, jara-marana.

L’anello debole della catena della triade degli elementi: passioni, azioni, frutti karmici, è la sete, trhna, estinguibile solo con la pratica dell’Ottuplice sentiero con cui si può superare il proprio karma, così da sostituire l’ignoranza con l’Illuminazione.

C.M.N.

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Buddhismo-Le quattro nobili verità

Il credo della religione buddhista consiste nelle Quattro Nobili Verità, delle quali, il Buddha parlò a lungo nella sua predicazione ma che rivelò per la prima volta nel sermone di Benares e in cui riassume sia la legge morale che i principi salvifici ispiratori alla via interiore di ricevere l’impulso a cercare nella disciplina meditativa la via della liberazione.

Alle Quattro Nobili Verità il Buddha pervenne attraverso la visione della vastità del dolore e la contemplazione del mistero che sta alla base dell’agire umano che denominò come legge delle Dodici Cause, meglio conosciuta come Legge del Karma: compito del Buddha è la messa in moto della Ruota della Legge che si deve innalzare sui gradini dell’Ottuplice Sentiero, su cui si dovrà fondare il senso morale di tutti gli esseri.

Le Quattro Nobili Verità riguardano: l’esistenza universale del dolore, l’origine del dolore, la cessazione del dolore, il cammino che conduce alla cessazione del dolore.

Leggiamo quindi come l’Illuminato le illustra nel sermone di Benares:

E adesso, o monaci, questa è la Nobile Verità del dolore:
La nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l’unione con ciò che non è gradevole è dolore, la separazione da ciò che è gradevole è dolore. Il non ottenere ciò che si desidera è dolore.
I cinque aggregati, (gli skanda, dei quali è composto l’essere umano: materia, sensazioni, percezioni/idee, predisposizioni karmiche, o samskara, dovute a vite passate e contenute in quella essenza del linga-sarira, del corpo eterico, e coscienza) che rappresentano la base dell’attaccamento all’esistenza sono dolore.

E adesso, o monaci, questa è la Nobile Veritá dell’Origine del Dolore:
È la brama, il desiderio, che produce nuove rinascite, che assieme al piacere ed alla passione, cerca sempre godimento ora qua, ora lá, perché la brama per il godimento degli oggetti dei sensi, la brama per l’esistenza e la brama per la non esistenza: (la traduzione di brama è trshna, ossia sete, sete sensoriale che non si placa e ci fa cadere da una incarnazione all’altra, quello che per i cristiani è il peccato originale.)

E adesso, o monaci, questa è la Nobile Veritá della Cessazione del Dolore:
É la totale estinzione e cessazione di questo medesimo desiderio e il suo abbandono, la sua rinuncia, il liberarsi da questo medesimo attaccamento, la sua avversione.

E adesso, o monaci, questa è la Nobile Veritá del Sentiero che Conduce alla Cessazione del Dolore: essa è il Nobile Ottuplice Sentiero, proprio questo:

Retta Opinione
Retto Pensiero,
Retta Parola,
Retta Azione,
Retta Vita,
Retta Volontá,
Retta Attenzione
Retta Concentrazione

Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá del Dolore deve essere intesa. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá del Dolore é stata intesa. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá dell’Origine del Dolore deve essere sradicata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá dell’Origine del Dolore é stata sradicata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá della Cessazione del Dolore deve essere realizzata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá della Cessazione del Dolore é stata realizzata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá che Conduce alla Cessazione del Dolore deve essere praticata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Questa Nobile Veritá che Conduce alla Cessazione del Dolore é stata praticata. Proprio cosí, o monaci, in relazione a cose anteriormente a me sconosciute, sorse la visione, si originó la conoscenza, sorse la saggezza, si originó la sapienza e venne la luce.

Finchè, o monaci, la conoscenza e la visione profonda rispetto a queste Quatro Nobili Veritá nella loro realtá dei tre modi e dodici aspetti non mi furono totalmente manifeste, non rivelai a tutto il Mondo Divino ed a tutto il mondo umano che avevo realizzato correttamente in me la incomparabile illuminazione.

Quando, o monaci, la conoscenza e la visione profonda rispetto a queste Quattro Nobili Veritá nella loro realtá dei tre modi e dodici aspetti mi fu totalmente manifesta, allora rivelai a tutto il Mondo Divino ed a tutto il mondo umano che avevo realizzato correttamente in me la incomparabile illuminazione.

E sorse in me la conoscenza e la profonda visione: Irreversibile é la liberazione della mia mente.
Questo é la mia ultima nascita. Non c’é una nuova esistenza.”

Quindi, a ragione, possiamo analizzare la parola sanscrita duhkba, che si può tradurre, secondo il testo, come dolore, ma che contiene nella sua radice anche il significato di irrequietezza, confusa agitazione, atteggiamenti che possiamo leggerci dentro, che ci fanno sostare nel dolore, che sofferenza andranno a produrre suggerendoci azioni improprie.

La cessazione del dolore e delle sua cause ci conducono alla liberazione nirvanica. Il termine Nirvana viene dalla radice sanscrita nir e va che significano cessare di soffiare, essere soffiati via, estinguere, spegnere, svanire, quindi il nirvana è l’estinzione del desiderio, del rancore, delle illusioni.

C.M.N

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Buddhismo-La leggenda del Buddha

La vita leggendaria del principe Siddharta, il Buddha, si dice abbia un prologo in terra e uno in cielo: il prologo in cielo in quanto ebbe, per molte vite come bodhisattva con precisa missione di redenzione dell’umanità, nei millenni, dall’ignoranza di se stessa e del divino, il prologo in terra coincide col sogno fatto dalla madre, la regina Maya, che muore dopo una settimana dal parto, che per i buddhisti ha valore di Annunciazione. La regina sognò che un elefante bianco con sei lunghe zanne le penetra in grembo, la solleva in aria e lei si sentì come stesse salendo su un monte mentre una grande folla le rendeva omaggio. Il bambino nasce in un momento in cui la madre è in un territorio pieno di tigri, elefanti e insidie; le esce dal fianco destro mentre lei si appoggia a un ramo di sala, albero sotto il quale il Buddha lascerà questo mondo. Alla sua nascita la terra tremò, la foresta ammutolì, il corso impetuoso dei fiumi si placò, le bestie feroci rinunciarono a fiutare la preda, sulla giungla si levò una dolce brezza. Il neonato fece sette passi verso ciascuna delle quattro direzioni dello spazio mentre ai suoi piedi sbocciavano fiori di loto, ed emise il suo voto di bodhisattva( gli “esseri pieni di Spirito Santo”, incarnati ma non completamente, stanno nel mondo a effondere qualità e conoscenza nelle anime lungo i secoli sempre collegati alla Gerarchia che li ha scelti e inviati sulla terra), detto in sanscrito, è il ruggito del leone: “In questa vita conseguirò l’Illuminazione” Nello stesso giorno nacque il suo futuro servo Channa, in realtà un dio che veglierà su di lui, a cui il Buddha diede i suoi capelli in segno di rinuncia quando decise di dedicarsi al superamento di malattia, vecchiaia e morte, dolori scoperti insieme, e il suo cavallo preferito Kanthaka che morirà quando lo abbandonò rappresentando il simbolo delle facoltà avute dal mondo, che non si erano sviluppate dall’interiorità in modo autonomo.

C.M.N.

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Yoga Sutra-Ptanjali-Il sentiero dell’emancipazione

Le perfezioni generate dallo stato di unione possono essere innate, prodotte dalle erbe, dai mantra o dalla pratica del calore o dell’austerità (4.1)

Quando le forze naturali dell’evoluzione(cosmogonia, Samkhya) traboccano si ha una nuova nascita (4.2)

La scelta di un’altra forma nell’evoluzione non avviene in base a una causa prossima, bensì somiglia a quando un contadino devia le acque per irrigare i campi (4.3)

Si dà soltanto quando il senso dell’io spinge la coscienza a creare un’altra forma (4.4)

Si determina un’altra forma in base all’attività, e da molte possibilità deriva soltanto una coscienza (4.5)

Una volta che la coscienza venga assorbita nella contemplazione meditativa non vengono più accumulate impressioni karmiche (4.6)

Gli yogi non commettono azioni buone né cattive, né bianche né nere: le azioni degli altri sono di tipo opposto o di entrambi i tipi (4.7)

Così, i frutti delle azioni giungono a maturazione, insieme alla manifestazione delle rispettive colorazioni (4.8 )

Poiché la forma essenziale delle reminiscenze e delle impressioni karmiche è la stessa, i due gruppi si alternano e si separano, in base alla nascita, alla collocazione, al tempo (4.9)

Poiché la volontà che li sorregge è eterna, entrambi i gruppi non hanno mai avuto inizio (4.10)

Una impressione karmica non esiste più se non ne esistono più le cause, i frutti, i fondamenti e il supporto, essendo questi aspetti tutti interconnessi (4.11)

Il passato e il futuro esistono nella forma intrinseca di un oggetto, come tratti di diversi sentieri (4.12)

Che questi tratti siano manifesti o sottili, costituiscono le essenze delle qualità dell’evoluzione (guna) (4.13)

Poiché l’evoluzione si determina in maniera omogenea, senza salti o interruzioni, allo stesso modo si determinano le qualità essenziali di un oggetto (4.14)

Davanti agli stessi oggetti, data la diversità delle coscienze, si ha modo di cogliere che ciascuno segue un sentiero diverso da un altro (4.15)

Non è che l’oggetto sia dipendente da una unica coscienza per esistere: altrimenti, come potrebbe esistere quando nessuno lo osserva? (4.16)

L’oggetto è noto solo per una coscienza che gli da una colorazione, per necessità, altrimenti no (4.17)

Le attività della coscienza sono sempre note, poiché c’è uno spirito immutabile che è superiore (4.18)

La coscienza non è vista in forza della sua luminositò, bensì grazie allo spirito (4.19)

E poi, la coscienza e i suoi oggetti non possono essere percepiti nella stessa occasione (4.20)

E poi, se la coscienza fosse percepita da se stessa, anziché dallo spirito, la concatenazione delle cognizioni darebbe luogo a un regressus ad infinitum, confondendo l’accumulo dei dati mnemonici (4.21)

Una volta quietata però, accade che la coscienza rufletta la sua stessa forma in sé, e venga esperita dal suo stesso intelletto (biddhi) (4.22)

La coscienza, realizzando tutti i suoi scopi, viene colorata da ciò che è visto e del vedente (4.23)

Anche quando venga colorata da innumerevoli tratti latenti, la coscienza soddisfa un altro scopo, più elevato, alla stessa stregua di ogni composta (4.24)

Appena si può scorgere la differenza (tra la coscienza e lo spirito), cessa la costruzione dell’esistenza di un sé (4.25)

Allora, incline a cogliere la distinzione, la coscienza si trasferisce nei modi dell’emancipazione (4.26)

Ogni cedimento nell’accogliere la distinzione fa si che le impressioni karmiche alimentino nuove percezioni (4.27)

Ma anche queste possono cessare, come è stato spiegato a proposito delle cause delle maculazioni (4.28)

Una volta che ci si elevi anche oltre questi stati, in ogni circostanza, e ci si concentri sulla percezione della suddetta differenza, si realizza lo stato di unione, come quando la struttura dell’universo è vista come una grande nuvola gonfia di pioggia (4.29)

Così, la cessazione di cui si parla riguarda tanto le azioni quanto le maculazioni (4.30)

Così, una volta rimossi i veli che coprivano le impurità, regnerà una conoscenza illimitata, e poco altro da conoscere (4.31)

Così, una volta raggiunto lo scopo, avranno fine le sequenze dell’evoluzione della natura, accanto alle tre qualità (4.32)

L’emancipazione esordisce quando le tre qualità si rivelano vuote, prive di significato, in confronto allo spirito, che resta solo, nella sua forma intrinseca, oppure, acquista l’energia (shakti) di un puro substrato (citi). Ed è tutto.

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Il Buddhismo e la Scienza dello Spirito-premessa.

In 2500 anni di storia, dalle pendici dell’Himalaya al Giappone, arriva in profonda conoscenza e pratica in occidente, solo da 200 anni, a seguito della scoperta del sanscrito, e dell’indubbia attrazione verso la spiritualità dell’oriente, con tutto il suo portato di rinuncia alla vita e ritorno all’Assoluto, al Nirvana che si conquista riportandosi al Nulla terreno e di cui i testi teosofici furono il filtro.

Rudolf Steiner ne prende le distanze, la Teosofia ufficiale sarà, da quel momento, solo orientalista costituendo la sezione/loggia Ex Oriente lux, ma pur insistendo sul rapporto fra buddhismo e reincarnazione, afferma che quella sostanza che vede il fine della pratica nella liberazione del ciclo delle rinascite, è superficiale ridurlo a tanto; per Steiner vi è una assoluta complementarità delle due grandi tradizioni, in ottica certo cristocentrica, ma che vede il Buddha come precursore del Cristo e preparatore dell’umanità in vista della acquisizione dell’Io spirituale.

In occidente oggi ci sono le tre diverse correnti storiche: il Piccolo veicolo, il Theravada, il Grande veicolo, il Mahayana, il Veicolo del Diamante, il Vajrayana.

L’uomo occidentale è affamato di calma interiore, compassione, meditazione e il Buddhismo invita a farla in un percorso di dimensione mistica ma libera, del pensiero in un cammino di liberazione dalle rinascite, dalla dimensione umana, dalla dipendenza dalla sua natura, dai condizionamenti della psiche: apertura della coscienza del pensare, acme dei concetti aristotelici occidentali (Dhammapada, il vangelo buddhista, testo canonico del Piccolo Veicolo).

Il Grande veicolo ci fa poi dono della dottrina della vacuità, dell’esistenza dell’illusione (maya) e del karma, della via spirituale attraverso lo yoga, dell’anelito alla liberazione (moksha), dell’amore per la contemplazione come vocazione universale dell’uomo, allo stesso modo di quella dell’azione, della creatività spirituale zoroastrista, sua contemporanea. Compito di questa religione della compassione e dell’amore è portare salute interiore, libertà interiore dell’anima, elevazione e coscienza nella nostra umanità.

C.M.N.

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