Shirin-Yoku e alimentazione. Meditiamo con l’albero del Mandorlo

Il mito-logos con il Deva del Mandorlo ci parla attivando consapevolezza e cura, è il mito di Acamante, giovane guerriero greco contro i troiani che, durante la navigazione, attracca in una terra dove incontra la principessa Fillide, se ne innamora, e le promette il suo amore e di tornare da lei. Dopo dieci anni, non vedendolo tornare dalla guerra, lo credette morto e si lasciò morire essa stessa.

Atena commossa dal dolore della donna, la riporta in vita ma con l’aspetto dell’albero del mandorlo. Acamante, quando seppe cosa era accaduto, corse da Fillide e abbracciò l’albero che era il suo corpo. In quel momento, i rami della pianta fiorirono e dettero i frutti nutrienti della mandorla.

a questo elementale dobbiamo rivolgerci quando dobbiamo curare il dolore della solitudine e dell’abbandono. Lo possiamo fare seguendo un preciso rituale:

pestare le mandorle con cura, dopo di che le doniamo in natura, pronunciando il mantra

Sabbe satta sukhi hontu-possano tutti gli esseri essere felici, più volte, come un canto.

Che questo frutto così nutriente, ci dia sempre la forza di superare ed elaborare ogni genere di ferita emotiva.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku e Chakra con gli oli essenziali

Nella medicina Ayurvedica l’olfatto è uno dei sensi più importanti, perché collegato direttamente agli stati psichici.
Attraverso la legge di risonanza (come abbiamo già visto) in cui il simile attrae il simile possiamo scegliere l’olio essenziale che più si adatta alla nostra pratica o al Chakra su cui stiamo lavorando.

Muladhara – l’essenza o il blend dovrebbero richiamare la terra, le radici e l’energia vitale primordiale. L’olio essenziale di Cedro è perfetto per il primo chakra.
Se vuoi, puoi massaggiare qualche goccia di olio essenziale sotto i piedi (dopo averla diluita in olio vettore, come l’olio di mandorle) e sentire la profonda connessione con la terra.

Svadhistana – la fragranza che scegliamo dovrebbe ricordarci il nostro potere creativo e la fluidità delle nostre emozioni. Per il secondo chakra possiamo scegliere l’olio essenziale di arancio (che richiama anche il colore di questo chakra) e il patchouli.

Manipura – il centro del nostro potere personale, per il terzo chakra possiamo optare per l’olio essenziale di limone e lemongrass che ci rendono attivi e allontanano le tensioni: per farci sentire invincibili!

Anahata – il chakra del cuore, dove sperimentiamo l’amore disinteressato, quell’abbraccio che cura le ferite dell’anima. Per questo centro energetico possiamo scegliere la lavanda, profondamente calmante e la vaniglia, il cui profumo ci fa sentire al sicuro, protetti, a casa.

Vishuddha – il quinto chakra, che separa i centri energetici bassi da quelli alti. Per il chakra della gola possiamo scegliere l’olio essenziale di eucalipto o la menta, che aiutano la comunicazione e ci fanno sentire liberi di esprimerci.

Ajna – il chakra del terzo occhio, che ci apre alla più chiara percezione, la capacità di vedere oltre il mondo fisico.
L’essenza che possiamo associare al sesto chakra è il franchincenso che favorisce la meditazione.

Sahasrara – il settimo chakra o della corona. Gli oli essenziali collegati a questo centro energetico sono quelli della tradizione che favoriscono l’elevazione spirituale e la consapevolezza: alloro, il simbolo della mente illuminata, incenso, perfetto per ricontattare la nostra interiorità, e la lavanda che favorisce la crescita spirituale.

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Shinrin-Yoku e alimentazione. Meditiamo con la Melagrana

Ecco che, cominciando settembre, dialoghiamo con la sua pianta, il Melograno, con il suo frutto che ci racconta la costellazione di Vergine, ossia, di Demetra che è costretta a vedere la figlia solo sei mesi l’anno, perché il marito, Plutone, per non perderla dopo averla rapita, le fa mangiare chicchi di Melograno, legandola a sé, per gli altri sei mesi: le stagioni, la natura che muore e si rigenera. Ma anche il dio Dioniso ci parla del Melograno che punta dal suo sangue, aprendo la terra, le sue profondità e genera frutti che, cadendo nel calderone dove bolle il suo corpo smembrato da Era per gelosia, rigenera il corpo del dio morto, e lo riporta in vita adulto e pieno di tutti i suoi poteri.

Entriamo nella parte interiore dell’anno, chiediamo all’elementale del Melograno, invocandolo con il mantra M, di dare la morte a ciò che nella nostra vita langue, e di rigenerarci per una nuova nascita piena di rinnovati poteri.

C.M.N.

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Cosa è il Ferragosto

La parola Ferragosto deriva dalla crasi di due parole: Feriae Augusti, ossia la paura dai lavori della terra e, nel 18 a.c., l1 Agosto, all’interno di altre festività maggiori, troviamo un periodo di quiete dalle fatiche, per uomini e animali, e di ringraziamento della forze terrestri che hanno donato messi per la comunità; in particolare veniva celebrato il dio Conso, disseppellendo la sua ara all’interno del Circo Massimo, ogni anno per questo periodo, officiando grazie a Flamini e Vestali, per poi nuovamente, nasconderlo nel sottosuolo della città. Dietro Conso, vi era il culto ancestrale per il divino Nettuno dei terremoti, del sottosuolo, protettore degli armenti, e dei cavalli in particolare. Rimane a Siena il Palio come traccia delle festività dell’epoca: in questo periodo, infatti, anche gli animali, liberi dal giogo del lavoro, potevano correre liberi giocando in gare e tornei.

La Chiesa Cattolica assorbe nel suo sincretismo la celebrazione, la sposta al 15, giorno del ciclo annuale, in cui, la Vergine Maria viene Assunta in cielo dal Figlio. Quindi anche il ciclo cristologico e mariano si chiude.

Per l’Antroposofia è il mese in cui, l’arcangelo Michele, unica entità a restare a contatto con l’umanità dopo l’evento Cristo, scaglia sulla terra asteroidi di fuoco meteorico a base ferrosa, per rinforzare i corpi sottili del pianeta, i suoi flussi energetici e il suolo terrestre, dopo che, le forze hanno dato tutto nella Natura. Questo ha indebolito anche i principi spirituali contro le forze corruttrici, e Michele le rinforza e rinnova: un nuovo ciclo ci attende, e dobbiamo affrontarlo con tutta la forza delle nostre anime.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku e alimentazione. Meditiamo con la pianta della Melissa.

Il mito-logos dell’Essere della pianta della Melissa ci racconta del dio Apollo che si invaghì della ninfa Melissa a tal punto che, lui, il Sole, non sorgeva più al mattino, tutto preso da quella passione. Zeus per punire il dio che aveva lasciato il mondo nella notte di Ade, trasformò Melissa in un’ape regina: Mel-radice indoeuropea della parola Miele.

Lo Spirito della Melissa è il traghettatore che ci conduce nel sonno facendoci vivere la nostra parte di vita dove sostiamo nell’invisibile.

Prima di bere il decotto, alla sera, per conciliare sonno(insonnia è paura della morte) e sogni, si recita:

“Che io possa divenire terra

che io possa divenire cielo

che io possa divenire la montagna

che io possa divenire il mare

che io possa crescere, dilatando il mio corpo fino a disperdermi nel vuoto dell’infinito.”

Dopo il primo sorso, Triplice Mudra(braccia incrociate con mani su spalla opposta) abbracciando l’Essere della Melissa.

Dopo il secondo sorso Triplice Mudra abbracciando il proprio Spirito guida.

Dopo il terzo sorso, Triplice Mudra abbracciando abbracciando le Muse, dee del cielo, per risvegliare la creatività dall’inconscio.

“Possa il mio sonno essere foriero di nuove grandi idee.”

Finire di bere il decotto.

C.M.N.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku e alimentazione. Meditiamo sulla pianta del Basilico (Tulsi, in Indi)

Il mito-logos da cui parla l’Essere spirituale della pianta parla dei tempi del diluvio, il Tulsi, Il basilico, la pianta della Dea Laksmi, sposa di Vishnu, in occidente, dedicata a Venere, vennero recuperate dagli abissi tre cose sacre: l’Amrita, il nettare dell’immortalità, Dhavantari, il Dio dell’Ayurveda, custode del nettare, Laksmi con la sia pianta, il basilico.

Il suo decotto libera dallo stress e ci aiuta ad affrontare il grandi cataclismi interiori fino alla condizione di Nirmanakaya, l’incarnazione da perfetto yoghin che consente, dopo la morte, di essere membro della Gerarchia Spirituale che protegge gli esseri umani e li guida al risveglio.

Per invocare l’Essere del basilico occorre ripetere, mentre ci si connette a questa forza del risveglio, bevendone il decotto, il mantra: Hutuktù, per nove volte.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku e alimentazione. Meditiamo con la pianta della Lavanda.

Il mito-logos dell’Essere spirituale della pianta della Lavanda ci racconta di se stesso portandoci in Persia. La figlia del Re si innamora, ricambiata, del suo mentore, pur essendo lei promessa a un nobile del suo rango. Innamorati e disperati, una notte, portarono a compassione il divino Ahura-Mazda, li trasformò in una pianta di lavanda, che mantenne il profumo di lei e gli occhi di cielo di lui, uniti, così, per sempre.

Lenitiva, quindi, per ansia e emozioni dolorose, balsamica per le vie respiratorie, possiamo chiederle aiuto per le situazioni che paiono irrisolvibili. Questa sensazione è sempre collegata al guardare in modo troppo materiale ciò che ci accade, e proprio non essere rimasti in contatto con la nostra anima, ci ha portato a innescare situazioni di pesantezza.

Per ristabilire un equilibrio personale e universale, serve il rito:

Accendendo un fuoco, un braciere, una candela e gettarvi i piccoli fiori con la mente e la voce che ripete l’essere liberati dal problema che ci opprime. (Pianta mercuriale)

Quindi preparate l’infuso: acqua bollita, fiori in acqua calda coperto 10 minuti. A temperatura ambiente, berlo chiedendo, a ogni sorso, che il Maestro Essere della pianta di ispirarci per fare ciò che è giusto per ritrovare l’armonia.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku. Meditiamo con il frutto dell’Arancia(Citrus sinensis)

Associato alla dea Era, patrona del matrimonio e del parto, sposa di Zeus, portò in dote la pianta dell’arancio. Zeus la trovò miracolosa e la sistemò nel giardino delle Esperidi, il luogo dove il giorno e la notte si incontrano, protetto dal drago Ladone.

Frutto che cresce dove si “ricompone il cosmo”, il suo Deva aiuta nel ricomporre la personalità, facendo superare dubbi e ombre. Ci si collega a lui ripetendo, in meditazione, il mantra: Orà(cielo, anima)-Kra-Tùn(corpo, terra)

C.M.N.

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Shinrin-Yoku e alimentazione. Meditiamo con la Cipolla

La Grande Madre, la titana Latona, incinta di Zeus, non riesce a mangiare, solo le si accende passione per quelle strane verdure che crescono in terra: le cipolle. Questo le permette di nutrirsi e di dare alla luce due bambini belli e sani: Apollo, il sole, il volere e il vedere logico, e Artemide, la notte, la luna, il sapere.

Cibo che conferisce grande forza per creare se si allontana da sé la volontà di profitto, volontà di cui i cibi industriali sono impregnati. La cipolla ci istruisce a seguirla per prendere una strada di risveglio, far nascere dentro di sé, il proprio sole e luna interiori, unione dello Yang e Yin dell’Anima affidandosi alla forza di una pianta che nasce nella terra e che, della terra, ha la forza fecondante della Grande Madre.

Tritata finemente, ripetere per tre volte il mantra Sammasati: ricordati che sei un Buddha, affidati al suo Deva, legato alla forza di Marte, come tutte le piante che pizzicano, e della Madre, con naturalezza.

C.M.N.

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Shinrin-Yoku. Meditiamo con la pianta di Alloro(Laurus nobilis)

Il mito-logos che parla dell’essere dell’Alloro ci porta da dio Apollo innamorato della ninfa Dafne, dedicata al culto di Artemide. Apollo si vanta con Cupido, dio dell’Amore, di essere un arciere migliore di lui, dopo che, a suon di dardi, ha ucciso il terribile serpente Pitone. Cupido non accetta quell’affronto e si vendica di Apollo: scaglia una freccia d’oro a lui per infiammarlo oltremisura di amore per Dafne, e una di piombo a Dafne, perché provi disgusto per il dio del Sole. Disperata, Dafne, per gli assalti di Apollo, chiede aiuto al padre, il fiume Peneo, che trasformi la sua immagine; e lui la trasforma nella pianta d’Alloro. Apollo, pieno di rimpianto per quanto commesso, fa dell’alloro una pianta a lui dedicata, solare, sempre verde per ricordare l’eternità del sole spirituale che brucia in tutto ciò che vive, e si adorna per sempre di una corono intessuta con rami d’Alloro.

Ecco che l’alloro ci aiuta a curare i rimpianti che addolorano la nostra mente, che ci ritorna senza trovare soluzione, e i nostri sentimenti, che ne sono così, condizionati. Rimpianto è un Dio che, se rifiutato, provoca sofferenze senza via d’uscita, se accolto con l’aiuto della pianta, ci fa scoprire che, penetrandovi, contiene una chiamata d’amore per noi che non avevamo capito, e da “tremendo”, diventa, per noi, “beato”, rendendoci, a nostra volta, “beati”.

Aiutiamoci con un piccolo infuso con 3 o 5 foglie di alloro da bagnare con acqua bollente, coprendo la tazza tanto da rendere buio sulla bevanda, questo sveglierà i suoi principi e nutrirà la comprensione per superare ogni rimpianto che pesa sul nostro cuore.

C.M.N.

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